|
Nel 1934 il Cavalier Edoardo Carli pensò di
riunire un gruppo di giovanotti per avviarli alla pratica di una disciplina sportiva, che, nel resto
del mondo, era già conosciuta, ovvero l'hockey su ghiaccio. Il pioniere dell'hockey altopianese
contattò i responsabili dell'Azienda di Soggiorno e li convinse a fondare ex novo una società,
denominata Asiago Hockey Club. Carli, che era un vero e proprio uomo di sport, intraprese un viaggio
sino a Milano, allora capitale dell'hockey tricolore grazie alla storica compagine dei Diavoli (rimasti
tali ancora oggi nelle mitiche sfide all'ultimo colpo con i leoni altopianesi...), per acquistare
il materiale necessario.
Strappò , inoltre, ai dirigenti della Federazione, la promessa di far giungere in Veneto un allenatore
qualificato, e nel gennaio del 1935 sull'altopiano arrivò Giuseppe Timpano, ex atleta dei
Diavoli Rossoneri, che diresse i primi, storici allenamenti sulla pista naturale. Gli sforzi e i sacrifici
prodotti da Carli, divenuto nel frattempo il primo presidente della società, sommati a quelli
dei suoi ragazzi, studenti e lavoratori che s'alzavano alle sette del mattino per sfruttare il freddo,
e all'esperienza di Timpano furono ripagati con l'avvento del primo match ufficiale degli asiaghesi,
tenutosi contro una rappresentativa dei Giovani Universitari di Padova.
La stagione seguente vide gli altopianesi impegnati, sulla pista naturale del Laghetto Lumera, in amichevoli
di grido contro le compagini di Ortisei, Torino, Padova e Milano. Asiago e la sua squadra vissero, per
la prima, storica volta, l'emozione di prendere parte ad un torneo nazionale: il campionato di Serie
B. Al cospetto di avversarie del calibro di Amatori Milano, Bolzano, Merano, Ortisei e Torre Pellice,
i giallorossi, anche se la prima casacca aveva il nero come colore prevalente, conquistarono un prestigioso
terzo posto.
La Seconda Guerra Mondiale privò la squadra di molti elementi, chiamati a servire la patria, riducendo
notevolmente l'attività. Quelli rimasti a casa cercarono, con grande impegno, di proseguire allenamenti
e gare amichevoli (a Milano, nel febbraio del '43, gli atleti uscirono miracolosamente indenni da un
bombardamento), ma l'evolversi, in senso negativo, del conflitto fece riporre stecche e pattini in soffitta
sino al suo epilogo nel 1945. Cessata la paura, e una volta ristabilitisi, i giovani altopianesi si rituffarono,
a pieno ritmo, in quello che per loro era divenuto parte integrante della vita: l'hockey su ghiaccio.
Con l'avvicinamento al 1950, gli atleti, per allenarsi e disputare partite, emigrarono prima abusivamente,
poi ufficialmente sulla superficie ghiacciata dei campi da tennis del famosissimo Millepini.
La storica pista dei Millepini accompagnerà, fino alla stagione 1976/77, i giocatori dell'Asiago
Hockey. Fino a metà degli anni '60, le vicende dell'hockey altopianese proseguirono senza risultati
rilevanti, ma nel 1968 il team giallorosso conquistò la promozione in Serie B e, appena due anni
più tardi, anche grazie al veterano maestro Gerry Hudson, riuscì nell'impresa di raggiungere
per la prima, storica ed indimenticabile volta la Serie A. Era il 1970 e la matricola Asiago,
dopo 10 partite, chiuse quel battesimo di fuoco nel massimo campionato, dominato dal leggendario Cortina
Doria, all'ultimo posto con soli tre punti all'attivo. La compagine asiaghese rimase in Serie A fino
alla stagione 1975/76 perchè, prima del via di quella 1976/77, gli organi federali la fecero retrocedere
d'ufficio nel campionato cadetto in quanto sprovvista di una pista artificiale, come previsto dal regolamento.
Nel 1979/80 un altro veterano, il finnico Lasse Occa Oxnanen, mise a disposizione
il suo bagaglio d'esperienza e condusse gli atleti ad un prestigioso quinto posto. L'Asiago stava crescendo
progressivamente e con l'avvento degli anni '80 iniziò la scalata ai vertici dell'hockey tricolore.
Nel torneo 1981/82 la squadra asiaghese salì per la prima volta sul podio, giungendo terza e bissando
la performance dodici mesi più tardi. Ma la stagione storica e che per sempre rimarrà indelebile
ricordo dei tifosi altopianesi è quella 1985/86. In quell'anno l'Asiago giunse alla semifinale
contro il temibile Varese.
I giallorossi chiusero la qualificazione, guadagnando così l'accesso alla prima e storica finale
per lo scudetto. L'avversario per il tricolore era il Merano, uscito vincitore al termine di una combattuto
derby ltoatesino con il Bolzano. Furono tre partite dal contenuto altamente spettacolare e ricche di
emozioni da una parte e dall'altra: i meranesi vinsero la prima in casa, ma i vicentini paregiarono il
conto al ritorno. La bella, a Merano con un vero e proprio esodo di tifosi altopianesi
al seguito, fu una gara stregata: fallito il colpo del k.o. Asiago si fece rimontare e poi travolgere,
perdendo alla fine per 10-6. Quel secondo posto era però il segnale che il team altopianese
era entrato dalla porta principale nel Gotha dell'hockey nazionale, tanto da meritarsi nel 1987 la Stella
d'Oro al merito sportivo dal C.O.N.I.
|