Iniziò a dare i primi calci ad un pallone sui campetti attorno a Caldogno, un paese di circa
10.000 abitanti a due passi da Vicenza.
Si era capito subito che da quei piedi sarebbero uscite cose egregie, e lo capirono ben presto gli osservatori
della squadra biancorossa, i quali lo promossero subito titolare. giocò 29 partite in serie C,
segnando 12 reti e contribuendo a far risalire il Vicenza in serie B A quel punto era pronto per il grande
salto: fu infatti ceduto alla Fiorentina, e con la maglia viola
esordì in A il 21 settembre
1986, contro la Sampdoria. Con la squadra toscana segnò il suo primo gol nella massima serie,
il 10 maggio del 1987, contro il Napoli, ma si fa sotto la Juventus che lo richiede al club viola.
Nel 1990 le due società trovano un accordo e
Baggio approda a Torino, con uno strascico
enorme di polemiche e dissapori, a causa delle proteste dei tifosi fiorentini che non vogliono perdere
il loro beniamino. Con la Juve Baggio gioca cinque stagioni segnando 78 reti, vincendo uno scudetto,
una Coppa Uefa e una Coppa Italia. Nel 1993 viene consacrato come miglior calciatore europeo, con la
consegna del Pallone d'Oro. L'anno seguente rappresenta una svolta nella carriera del campione vicentino:
ai mondiali statunitensi Roby sbaglia clamorosamente un calcio di rigore decisivo nella finalissima contro
il Brasile, e condanna l'Italia alla sconfitta, con una cocente delusione di tutto il Paese.
Intanto alla Juventus sta crescendo un nuovo giovane talento, Alessandro Del Piero, e per Baggio non
sembra esserci più spazio in bianconero. Per lui si fa avanti il Milan, che lo preleva e gli offre
un contratto biennale, ma gli schemi del ct Capello non offrono molte chances alì
codino e
la sua esperienza milanese in rossonero si rivela poco importante. Per lui arriva un'offerta dal Bologna:
nonostante esigenze diverse (la squadra lotta infatti per la salvezza) Baggio azzecca una stagione strepitosa,
con 22 reti in 30 partite, contribuendo a far salire le quotazioni dei rossoblù ben oltre le piu'
rosee aspettative e riuscendo a farsi convocare per il suo terzo campionato del mondo.
Anche a
Francia '98, Baggio si trova la strada chiusa in nazionale da Del Piero, e le sue incomprensioni
con gli allenatori diventano ormai proverbiali: l'Italia arriva fino ai quarti, dove trova la Francia,
futura vincitrice, e viene eliminata. Baggio torna a Milano, stavolta sulla sponda neroazzurra dell'Inter,
con cui gioca altre due stagioni. Nella prima, l'allenatore Simoni viene presto esonerato e per Baggio
si tratta di un'esperienza non esaltante, mentre nella seconda, con l'arrivo di Lippi, si riapre la diatriba
dei rapporti difficili con il tecnico, che lo lascia spesso in panchina, riservandogli solo brevi e fugaci
apparizioni.
Quando gioca però, Baggio si rivela quasi sempre determinante per il risultato della squadra,
che riesce proprio in extremis a guadagnare una qualificazione per la
Champions League, in uno
spareggio con il Parma in cui Baggio segna e incanta il pubblico. Il resto è storia di oggi: Baggio
lascia l'Inter e accetta l'offerta del Brescia neopromosso in serie A, e inizia una nuova avventura nel
mondo del calcio italiano. L'inizio di stagione 200-2001 non è dei più esaltanti, ma con
l'arrivo della primavera Roberto ritrova la vena giusta e le sue giocate magistrali tornano ad incantare
la platea. Diventa così anche il beniamino del pubblico bresciano, che lo acclama a gran voce
anche per la seconda stagione consecutiv con le rondinelle. Il resto è storia: ancora un grave
infortunio all'inizio del 2002, poi un prodigioso recupero e il popolo calcistico italiano che lo invoca
per i Mondiali in Giappone.