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Romeo Menti, vicentino, era uno dei calciatori scomparsi nella terribile catastrofe di Superga
del 1949, che distrusse il mito del grande Torino.
Alla sua memoria Vicenza dedicò lo
stadio cittadino, subito dopo quel fatto. Il Menti è il terreno di gioco sul quale il Vicenza,
un tempo Lanerossi, ha scritto la sua storia calcistica, dai fasti di Paolo Rossi ai momenti più anonimi
della serie C, fino ai giorni nostri. C'era anche il vicentino Romeo Menti a bordo dell'aereo precipitato
sulle colline di Superga in quel 1949, anno di grande tristezza per il calcio italiano, a lutto per
la scomparsa dei suoi campioni.
E quell'anno Vicenza volle dedicare alla memoria del suo beniamino lo stadio che sorge nella zona est
della città, teatro di mille battaglie sportive. La storia dello stadio Menti inizia il 27
marzo 1934, quando l'Amministrazione comunale decise la costruzione del campo sportivo lungo il fiume
Bacchiglione. Con il contributo di alcune associazioni e fondazioni private, i lavori iniziarono e proseguirono
per circa un anno, fino alla conclusione nell'estate del 1935. Si era in piena epoca fascista, e lo stadio
vicentino fu battezzato Littorio, con una superficie di 34.000 metri quadrati. Il campo verde di gioco
era compreso all'interno di una pista di atletica a quattro corsie.
Negli anni seguenti l'attività agonistica iniziò a svilupparsi, portando anche all'ampliamento
delle tribune e delle gradinate, la cui capienza fu portata a 17.000 spettatori. Dopo la dedica della
struttura a Romeo Menti, lo stadio fu ceduto in uso alla squadra del Lanerossi calcio, e furono iniziati
ulteriori lavori di ampliamento. Ora la capienza del nuovo stadio Menti era arrivata a quota 30.000 spettatori.
Intanto il Vicenza approda alla serie A nella stagione 1954-'55, e inizia un periodo felice di
storia biancorossa, con il Vicenza nella massima serie per 20 anni, fino al 1975, anno della retrocessione
in B, con risultati anche prestigiosi e sesti posti come migliori piazzamenti.
Due anni di purgatorio e poi la risalita, con l'exploit di Paolo Rossi e uno scudetto sfiorato. E' il
Real Vicenza di Giussy Farina, che fa tremare persino la Juventus, e Pablito, che non si chiama ancora
così, è l'eroe della città e del Menti. Il Vicenza diventa provinciale di lusso,
anticipando di pochi anni lo stesso destino dei Àcugini veronesi, che nel 1985 portarono
addirittura lo scudetto in riva all'Adige. Ispirato dalla classe di Salvi, Cerilli, Faloppa e Filippi,
e trascinato dallo straordinario fiuto del gol di Paolo Rossi, Il Vicenza incanta le platee italiane
col suo bel gioco, spregiudicato e spettacolare.
I sogni però svaniscono in breve tempo e il Menti torna ad ospitare un Vicenza in tono minore:
nel 1979 la squadra torna in serie B e due anni dopo scivola addirittura in C1. Nel 1985 intanto la capienza
del Menti viene ridotta di 2.000 posti per ragioni di sicurezza, scendendo da 30.000 a 28.000 spettatori.
Bisogna attendere fino al 1995 per rivedere la serie A allo stadio Menti. Il Vicenza disputa due campionati
eccellenti, arrivando 9° e 8° in classifica.
L'anno seguente comincia ad accusare qualche problema, salvandosi per il rotto della cuffia, e nella
stagione 1998-'99 retrocede ancora. Rimane però solo un anno in serie B, e torna subito nella
massima serie per l'attuale stagione. Il vecchio stadio comincia a far sentire i suoi anni, e necessita
di un'opera di ristrutturazioni per motivi sia di sicurezza che di ammodernamento degli impianti. Attualmente,
dopo la conclusione dei lavori necessari, che hanno ridisegnato i settori dei distinti e del parterre,
la capienza dello stadio Menti è scesa a circa 21.000 posti.
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