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LUCA RIGOLDI, CAMPIONE SUL RING E NELLA VITA

Lui è Luca Rigoldi e di professione fa il pugile… anzi di più… il campione… e non solo sul ring, ma anche nella vita. Difficile incontrare un giovane così carrozzato, fisicamente e caratterialmente, per affrontare le complessità che determinati traguardi impongono. Anch’io, anche se solo a livello amatoriale, ho fatto boxe e so cosa voglia dire in termini di preparazione atletica e mentale. Per questo l’ho incontrato per voi e sono felice di poterlo raccontare come esempio vicentino (e italiano) virtuoso.

Domanda d’obbligo… Come hai iniziato la tua carriera nello sport e soprattutto nella boxe? Cosa scatta nella mente di un ragazzo per decidere che invece di dare un calcio al pallone come tutti sia meglio affrontare un avversario sul ring?

La mia vita è stata un percorso immerso nello sport fin dalla più tenera età. Ho sempre amato le sfide e le competizioni, e vincere è stata per me una gratificazione che, seppur fugace, ha rappresentato un passo importante nella mia crescita. Ho praticato vari sport, tra cui il calcio, ad alti livelli; giocavo in una squadra semiprofessionistica quando, a soli 15 anni, ho realizzato che per avere una reale opportunità nella vita dovevo puntare su di me. Ho scelto di dedicarmi a uno sport individuale, un percorso fatto di fatica e confronto diretto, dove le sconfitte sono esperite in modo più intenso, bisogna aver il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo. In queste discipline, non ci si può nascondere: si è soli con se stessi e con i propri limiti, mi piaceva il fatto che ogni piccolo successo rappresenta un importante traguardo nella mia vita.

Pensi di aver raggiunto i traguardi che ti eri prefisso nel pugilato?

Non ho mai puntato a risultati straordinari, eppure li ho raggiunti. Perché? Forse perché la mia ambizione e la mia volontà mi hanno spinto costantemente a dare il massimo. Ma la verità è che ho sempre vissuto per la passione, per fare ciò che amavo. Passare il tempo in palestra con persone che condividevano il mio desiderio di migliorarsi è stato il motore della mia carriera. Ho iniziato dal basso, pulendo i bagni del palazzetto dello sport, ma questo non mi ha fermato. Ho raggiunto il titolo di campione d’Europa, ma la mia vita non si è limitata allo sport. Ho sempre cercato di essere più di un atleta, di lasciare un’impronta come persona, non solo come campione. Il mio desiderio è che la gente mi ricordi per chi sono, non solo per i miei successi sportivi, ma per la mia umanità e il mio impegno in ogni aspetto della vita.


Il soprannome del pugilato quando è stato inventato era “The Noble Art”. Puoi spiegarci cosa si intende per “nobile arte” e come questa disciplina, apparentemente solo un violento scontro fisico, possa oggi essere ancora un esempio di rispetto e lealtà?

La boxe è stata definita la ‘Nobile Arte’ sin dai tempi in cui i nobili inglesi combattevano seguendo regole ben definite. Oggi, posso esprimere il mio personale pensiero su perché considero questo sport nobile nel contesto sociale attuale. La boxe è una scuola di vita: ti insegna a perdere senza scuse, ti mostra che anche quando tutto sembra perduto, puoi ancora trovare la forza per risollevarati. Ti insegna a non vivere secondo le aspettative degli altri, ma a seguire la tua strada con determinazione. Se essere nobili significa far parte di una cerchia ristretta di individui privilegiati, credo che coloro che praticano la boxe, con tutto ciò che comporta, possano essere considerati tra quei pochi eletti. La boxe ti mette alla prova, ti modella e ti trasforma, rendendoti un individuo sicuro di te, pronto ad affrontare qualsiasi sfida che la vita ti riservi.

La maturità che hai dimostrato sin da subito anche al di fuori del ring ti differenzia dalla stragrande maggioranza dei tuoi colleghi. Da cosa dipende? Carattere o educazione? Da cosa ti deriva questa grande consapevolezza d’insieme?

Credo fermamente che ogni individuo sia unico. Nella mia esperienza nello sport, ritengo che la mia unicità derivi dal mio approccio nei confronti della vittoria. Per me, vincere rappresenta semplicemente una gratificazione del mio duro lavoro. Sono orgoglioso dei miei successi, ma la mia identità va oltre il ring. Voglio costruire tanto altro nella mia vita, al di là del mio ruolo di pugile o di campione. Questo, credo, è ciò che mi differenzia dai miei colleghi. Sto lavorando per costruire qualcosa di utile e gratificante che vada oltre i miei successi sportivi, voglio essere una persona completa, non solo un atleta di successo.

Sei molto attivo in maniera trasversale nella formazione, passando da quella prettamente sportiva a quella professionale, manageriale e imprenditoriale. In che modo la lezione appresa sul ring può aiutare le persone ed in particolare manager e imprenditori ad affrontare le sfide quotidiane?

Affrontare sfide quotidiane è parte integrante della vita di ognuno di noi. Le preferenze variano: alcuni amano le grandi sfide, altri preferiscono quelle a lungo termine. Alcuni si affidano alla fortuna, altri alla strategia. Ho imparato che per superare queste sfide è necessario coraggio, una strategia ben definita e persone capaci. Mike Tyson una volta disse che non c’è persona più sola di un pugile sul ring. Parlando con manager ed imprenditori, ho notato che molti di loro rivivono questa sensazione nell’ambiente aziendale. Le decisioni, che siano sul ring o in azienda, alla fine sono prese da una singola persona strategica. Richiede grande coraggio intraprendere azioni che altri non osano fare. Sto lavorando per portare questa consapevolezza nelle squadre aziendali, cercando di far capire l’importanza di un team solido nell’angolo, nella strategia di gara e nella pianificazione di carriera. Allo stesso tempo, sto promuovendo l’importanza della followership: spesso si pensa che un atleta debba solo essere un leader, ma la capacità di ascoltare e eseguire le indicazioni delle persone capaci è altrettanto fondamentale. Amo il mio lavoro e sono convinto che aiuterò numerosi imprenditori e team aziendali. Sto pianificando di fondare un’academy per formare e supportare gli sportivi che desiderano costruire un piano B per le loro carriere, preparandoli a fornire servizi preziosi alle aziende.

Sei anche molto attivo nel sociale. Raccontaci cosa fai in questo ambito e cosa ti motiva ad impegnarti a prescindere dal ritorno economico.

Non sono solito parlare delle mie attività sociali, preferisco agire nel silenzio lasciando poi spazio alle azioni. Attualmente, sto concentrando i miei sforzi nell’inserire numerose attività a sfondo sociale nella mia palestra. Il pugilato mi ha insegnato l’importanza di “dare” piuttosto che “ricevere”, e sto cercando di diffondere questa filosofia anche in altri contesti. Ritengo che la società abbia bisogno di persone che contribuiscano con entusiasmo al benessere di chi è in difficoltà. Ecco perché sto lavorando per creare un ambiente che promuova la solidarietà, lo sport non dimentichiamoci è questo.

Quali sono, se li hai, i tuoi modelli di riferimento, in ambito sportivo e non solo?

I miei modelli sono tutte persone rivoluzionarie, che hanno portato grandi novità e benessere, sempre di più sono interessato a persone Straordinarie che hanno avuto forza e capacità di rivoluzionare settori portando maggior beneficio alla società al di là del loro ritorno personale.

In base alla tua esperienza cosa pensi che si possa fare oggi per Vicenza? Sia in ambito strutturale che relazionale. Cosa dovrebbero fare le istituzioni secondo te?

Credo fermamente che dobbiamo mostrare maggiore fiducia nei confronti dei giovani e adottare un atteggiamento più positivo nei loro confronti. Viviamo in un’epoca in cui sembra che l’apparire sia diventato più importante dell’essere. Le foto che pubblichiamo sui social devono trasmettere una falsa sensazione di felicità, mentre nella realtà spesso non viviamo quella stessa gioia. Ritengo che sia fondamentale fornire ai giovani un’informazione più accurata e creare un sistema di relazioni sincere. Incontri faccia a faccia, discussioni approfondite e talvolta prendere posizioni serie per difendere le proprie idee possono contribuire a formare individui più forti, con valori solidi e un desiderio genuino di migliorare la nostra società. Dobbiamo incoraggiare i giovani a diventare ciò che desiderano, a esprimere le proprie opinioni e a contribuire attivamente alla crescita della nostra comunità. Solo così potremo costruire una generazione di persone impegnate e motivate a rendere il mondo un posto migliore per tutti.

Che consiglio ti senti di dare ai giovani, specie vicentini?

C’è una frase memorabile che il leggendario Rocky Balboa ci ha insegnato. Quando gli chiedono perché debba affrontare un altro round, anche quando sembra impossibile, la sua risposta è illuminante: ‘Perché fare un altro round è l’unica cosa che può cambiarti la vita’. Spesso ci troviamo di fronte a ostacoli apparentemente insormontabili, è fondamentale comprendere il valore della perseveranza. Affrontare un altro round, nonostante le difficoltà, non solo ci rende più forti, ma può effettivamente cambiare il corso delle nostre vite. Voglio che i giovani imparino questa semplice ma potente lezione. Voglio che capiscano che, anche quando sembra che tutto sia perduto, anche quando la fatica e lo scoraggiamento si fanno sentire, non bisogna mai arrendersi. È proprio in quei momenti che dobbiamo raccogliere tutte le nostre forze e andare avanti, perché è solo affrontando un altro round che possiamo veramente trasformare le nostre vite.


Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Mi trovo in una fase della mia vita in cui i miei sogni sono già in corso di realizzazione. Ho capito che lasciare i sogni nel cassetto significa condannarli a prendere polvere, quindi, mi sto impegnando attivamente per trasformarli in realtà. Attualmente sto lavorando al mio piano B di carriera, costruendo una solida base per il mio futuro.

Nel cuore del Vicentino, sto dando vita a una realtà sportiva che va oltre i confini del ring. Sto creando un’Academy per sportivi, un luogo dove atleti di ogni disciplina possono trovare supporto e formazione per costruire un futuro solido al di fuori dell’ambito sportivo. L’obiettivo è quello di fornire loro gli strumenti necessari per affrontare le sfide della vita con determinazione e fiducia.

Ma non mi fermo qui. Sto anche lavorando per portare gli insegnamenti preziosi dello sport nel mondo aziendale. Sono convinto che le lezioni di teamwork, leadership e followership che si imparano sul campo possano essere applicate con successo anche nell’ambito lavorativo. In questo processo, gli sportivi che frequenteranno l’academy saranno una risorsa fondamentale, contribuendo con la loro esperienza e competenza.

Inoltre, mi impegno a contribuire al ritorno della boxe ai suoi tempi migliori. Questo sport ha una lunga storia di nobiltà e sfide, e credo che abbia molto da offrire ancora oggi. Sto lavorando per promuovere la boxe come una disciplina che va oltre il combattimento sul ring, ma che può insegnare importanti lezioni di vita a chiunque la pratichi.


Maurizio Sangineto

Artista, Comunicatore, Naming Specialist. Ideatore di VICENZA.COM

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