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EMMA DALLA BENETTA, BELLEZZA, BRAVURA E PASSIONE BIANCOROSSA


Per raccontare Emma devo partire da un episodio che la dice lunga su di lei. Stavo facendo zapping tra i canali della TV come mio solito, quando incappo in uno spot di un’azienda locale di impianti (mi pare termoidraulici). Vedo una giovane donna che parla della sua azienda e dei suoi prodotti così bene e autorevolmente che resto incollato allo schermo. È convincente, brillante ed esaustiva. Mi faccio un’idea che sia proprio la titolare dell’azienda e le faccio virtualmente i complimenti. Finalmente, mi dico, una donna imprenditrice con “gli attributi”, come se ne vedono (ahimè) poche. Salvo scoprire successivamente che in realtà si trattava solo di una perfetta recitazione in uno spot realizzato altrettanto bene. Mi ripropongo comunque di conoscerla e farle i complimenti, perché se li meritava, per l’interpretazione assolutamente credibile e la sua professionalità.
Aveva interpretato il ruolo da attrice navigata.

La cerco via Linkedin, mi risponde educatamente ed eccomi qui a presentarvela.

Ciao Emma, da professionista della sintesi ti devo mettere alla prova… se dovessi presentarti in due parole quali sceglieresti per definirti al meglio e raccontare in estrema sintesi il tuo personaggio, la tua figura e persona?

Mumblemumble… Poliedrica… e curiosa!

Tu riesci a conciliare in perfetta armonia e ad interpretare ruoli apparentemente opposti. Sei una ragazza “normale” nella vita quotidiana, ma poi diventi una conduttrice televisiva ricca di appeal e fascino. Come ci riesci? E come vivi questi sbalzi?

In realtà oggi cerco di fare più la giornalista che la soubrette… per quanto ovviamente non posso negare che se non fosse stato per l’aspetto estetico, non avrei potuto accedere a questo tipo di ruolo. Ma cerco di svolgerlo mettendoci un po’ di contenuto e provare a dimostrare che anche in un ambiente prettamente maschile qualcosina di giusto, o comunque qualche modo pertinente all’ambito trattato, riesco a dirlo anch’io, nonostante la limitata esperienza. Ma ci metto buona volontà… ecco ci riesco così.

Però c’è un cambio radicale in queste due modalità… passare da insegnante a giornalista televisiva, magari nello stesso giorno, non è cosa semplice né abituale. Sono due mondi…

Si può fare… non è semplice, ma si può fare. L’importante è organizzarsi bene e sacrificarsi, perché ogni scelta corrisponde ad una rinuncia… e io ho rinunciato e sto rinunciando ad abbastanza, soprattutto in ambito privato.  

Insisto… ma come vivi il cambio… lo “switch”? Non c’è un “telecomando della vita” che possa farlo con un click… Quando vai in scena, anche come giornalista, lo fai in televisione… e ci sono dei fari… Quando si accendono i fari, si sa, si entra in una dimensione diversa da quella quotidiana. Ma quando si spengono tu torni la ragazza normale della porta accanto, così com’eri prima che si accendessero… Come ci riesci?

Guarda la settimana scorsa una mia collega mi ha riferito di avermi voluta seguire in una mia trasmissione in TV proprio per capire se fossi stata diversa da come lei mi vedeva tutti i giorni. Mi ha poi confessato di non aver notato differenze sostanziali. Anzi, mi ha detto “Anche in TV sei la Emma di sempre. Sei sempre tu.” In realtà quindi questo “switch” io non lo vivo.

Certo, mi pongo ovviamente in modo un po’ diverso in base alle persone e al contesto, perché è normale che sia così, però sono sempre io e non mi sento affatto come Superman che nega un’identità o l’altra. Io porto orgogliosamente avanti in contemporanea cose diverse fintanto che mi viene data la possibilità di farlo e anzi, mi piace il fatto di far vedere la possibilità di coesistenza fra identità “un po’ diverse”.

Come sei arrivata ad essere la persona che sei, nella vita e nella professione? Quanto ha influito la bellezza e quanto la tua intelligenza?

Sono una persona che un po’ per carattere e un po’ per formazione tiene i piedi per terra e quindi il mio approccio è sempre stato quello di costruirmi un futuro giorno dopo giorno, con impegno e dedizione. Non ho mai realmente pensato che la bellezza fosse un valore particolare su cui puntare, ma piuttosto una sorta di ciliegina che la vita mi ha donato e che se usata correttamente avrebbe potuto valorizzare la torta ed essermi quindi di aiuto. Anzi, ti dirò che in famiglia questo tema non è mai stato praticamente sfiorato durante la mia crescita e quindi la bellezza non l’ho mai messa al centro.

Quali sono le tappe che reputi più significative del tuo percorso e quali non rifaresti?

Una delle tappe più significative riguarda l’inizio della mia carriera come modella quando mia madre mi ha proposto di iscrivermi a un concorso di bellezza locale. Da notare che mia madre, come spiegavo prima, è il tipo di donna che non mi aveva mai fatto un complimento sul lato estetico… mai detto “sei bella” o qualcosa del genere… è proprio più forte di lei, non ce la fa e neanche ha mai provato a comunicarmelo in maniera subliminale… assolutamente niente… piuttosto “bene, brava, hai fatto bene, sono orgogliosa di te…”, ma “bella” mai.

Eppure quella volta è stata proprio la sua spinta ad instradarmi verso un contesto di tipo estetico che poi si è rivelato assolutamente promettente al punto che nel giro di pochissimo è diventato una fonte di reddito che per me, all’epoca ancora studentessa, era significativo e utile.

Un passaggio invece che non rifarei è quello di iscrivermi all’università in una facoltà diversa da quella per cui credo sarei stata più portata. Avrei dovuto fare Medicina. Ho a lungo ignorato dei segnali che mi dicevano che quella era la mia strada. La mia predisposizione ad aiutare gli altri, il fatto di non avere alcun timore di assistere persone che avevano, ad esempio, avuto un incidente, la mia non paura del sangue, avrebbe trovato il suo sbocco naturale in un corso di laurea in medicina, e comunque diverso da quello che ho fatto. E mi avrebbe portato ad uno sbocco professionale diverso. Anche con il mio lavoro attuale, quello di insegnante sostanzialmente mi “prendo cura” degli altri, ma la cura che avrei voluto dare al prossimo non era di tipo intellettuale ma salutistico. Ma è andata così e non posso che prenderne atto.

In questo periodo sei protagonista delle cronache televisive dedicate al Vicenza Calcio. Non ho potuto non notare la passione che traspare per i colori biancorossi, ma soprattutto l’impegno che metti nell’essere all’altezza degli argomenti tecnici. Come ci riesci? Come fai a essere così precisa e attendibile? Perché a vederti risulti proprio attendibile… sai nomi, sai i ruoli, ipotizzi i cambi da fare… sembri proprio una che mastica questa materia come suo mestiere… So che in parte lo è, ma in parte no, perché tu non sei esattamente una “giornalista sportiva”.

È una questione di metodo e di approccio… per dire cose attendibili bisogna documentarsi accuratamente, andare alla fonte, verificare le informazioni. Ma anche circondarsi di persone che realmente ne sanno, che sono realmente esperte e chiedere a loro, oppure utilizzare tutte le altre varie fonti e fare incetta di informazioni. Io tante volte vado, controllo, ascolto, rileggo chiedo conferma e poi scrivo o parlo.

Qui ti viene evidentemente utile la tua principale professione, l’insegnante, dove credo che il metodo e la meticolosità siano fondamentali.

Si, esatto… a me viene spontaneo prendere appunti e schematizzare. C’è chi sente o legge una volta e memorizza subito, ma io preferisco scrivere e crearmi un mio schema visivo. E mi preparo sempre prima di ogni partita. Devi sapere di cosa stai parlando… Se no non mi sentirei all’altezza di esprimere le mie opinioni pubblicamente. Inoltre penso che se hai la passione e l’interesse per una materia è quello che ti porta a memorizzare le cose altrimenti puoi applicarti quando vuoi ma non ti ricorderai mai niente.

Sei una persona che incarna a mio avviso perfettamente il carattere della città che rappresenti. Come Vicenza sei infatti capace di essere instancabilmente operosa dietro le quinte con la massima serenità e serietà, ma al momento opportuno sai trasformarti in una “star”. Esattamente come la nostra città che vive sobriamente la quotidianità, ma ad un certo punto sfodera eccellenze mondiali come le fiere dell’oreficeria o sfoggia le sue bellezze palladiane invidiate da tutto il mondo. Per inciso, a suo tempo ho creato un film d presentazione di Vicenza ed avevo appunto creato un parallelismo donna-città che stava perfettamente in piedi, e all’epoca questo ruolo era stato interpretato da Alba Parietti. Tu incarni perfettamente questo parallelismo. Alla luce di questa similitudine, che consiglio daresti alla tua città se fossi tu nella stanza dei bottoni? Come se fossi tu a consigliare te stessa.

Innanzitutto grazie perché questo parallelismo estremamente lusinghiero mi onora, dato che questa città mi piace e ci vivo bene. Tuttavia credo che Vicenza potrebbe fare di più. Molto di più soprattutto in termini di apertura… perché si colloca proprio in mezzo a Padova e Verona che comunque in qualche modo hanno un’apertura maggiore da tanti punti di vista. Probabilmente la causa risiede nel fatto che queste due città, che stringono “d’assedio” la nostra, sono due città universitarie di lunga storia, mentre a Vicenza questa straordinaria fonte di apertura e conoscenza è arrivata solo di recente e in maniera parziale. Questo non significa che in futuro non sia possibile un rilancio maggiore della città, anzi, lo auspico.

È difficile dare consigli “a se stessi”, però io penso che si debba partire dalla conoscenza e consapevolezza di quelli che sono i propri punti di forza, gli aspetti più peculiari e riconoscibili, per valorizzarli al massimo. Io partirei innanzitutto dalla riconoscibilità pubblica del luogo e delle sue tipicità. Nella fattispecie partirei dalla tradizione culinaria che va a mio avviso promossa e fatta conoscere di più. Ma naturalmente anche il patrimonio palladiano, che è un unicum. La Basilica, ad esempio, potrebbe ospitare tanta più arte, tanta più musica. Il centro potrebbe ospitare più eventi di quelli che vengono proposti. Ma se dovessi indicare la caratteristica più vincente di Vicenza direi senz’altro l’arte orafa, la sua tradizione di sapiente lavorazione dell’oro, l’operosità di un intero comparto che ha inciso così profondamente nella storia e nella crescita di Vicenza. Ci sono certamente anche altri settori dove Vicenza è protagonista assoluta, come il tessile o la conceria, ma l’oreficeria è a mio avviso l’eccellenza su cui punterei.

Alla luce di questa tua visione di Vicenza, che consiglio daresti alle giovani vicentine, sulla base della tua esperienza di vita e di professione? Se tu potessi dare un consiglio oggi a Emma sedicenne, che consiglio le daresti?

Prima di tutto bisogna cercare di immaginare il futuro… Se io avessi 16 anni oggi, ci penserei parecchio ad esempio se studiare medicina, alla luce di quella che in futuro sarà sicuramente un’area dove le nuove tecnologie, come robotica e intelligenza artificiale, potrebbero (purtroppo) prendere il posto di numerose figure professionali. Bisogna immaginarsi il pianeta fra 10, 15, 20 anni e in base a questa visione fare delle scelte ponderate. Poi bisogna conoscere noi stessi prima di scegliere qualsiasi percorso metterlo a confronto con quelle che potrebbero essere le reali necessità future. Io suggerisco di viaggiare tanto, perché questo allarga la mente e favorisce una migliore crescita personale… ma anche secondo me di cambiare lavoro, anche spesso, di cogliere diverse opportunità, di diventare il più possibile poliedrici e flessibili, più di quanto non lo sia io. Ecco questo è il mio consiglio.

Di te, in versione pubblica, si coglie l’attenzione per l’eleganza. Si vede che sai scegliere gli abbinamenti, gli accessori, i colori, non trascuri i dettagli. Che ruolo ha secondo te l’eleganza nel valorizzare le persone?

(ride…) Notare gli accessori… (orecchino con il simbolo del Lanerossi).

Per me l’eleganza è innanzitutto un modo di fare, che mi piacerebbe mi appartenesse di più. Ma ne colgo l’importanza. È bello quando te lo dicono, ma secondo me l’eleganza è non mettere a disagio le altre persone soprattutto e trasmettere una buona sensazione di ordine di pulizia, di benessere e di armonia in generale. In questo la penso come Cocò Chanel che diceva che l’eleganza sta nella semplicità, nel togliere qualcosa piuttosto che aggiungere.

Io quando vado allo stadio mi vesto di biancorosso e risulto piuttosto appariscente, però in realtà nella mia quotidianità sono molto più essenziale,  metto pochi gioielli pochi accessori cerco di essere molto sul sobrio sul semplice in generale perché secondo me sta qui la vera eleganza naturale, non costruita.

Sicuramente sbagli di meno… Ma ciò non toglie che se uno è estroso, ha una forte personalità, ama apparire, allora può osare tranquillamente. Tutto parte dalla personalità. È bello che ognuno possa sentirsi bene con se stesso senza dover necessariamente sottostare a delle regole di bon ton imposte.
È bella anche la diversità.


Congratulazioni Emma! Sei speciale.


Maurizio Sangineto

Artista, Comunicatore, Naming Specialist. Ideatore di VICENZA.COM

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